di Alessandra Schofield
Istruzione e opportunità: sempre di più lo studio plasma il futuro lavorativo degli Italiani. Parola di ISTAT. Il rapporto “Livelli di Istruzione e Ritorni Occupazionali” pubblicato nei giorni scorsi dall’ISTAT su dati del 2023, riconferma come l’istruzione sia fondamentale per migliorare le opportunità lavorative e ridurre i tassi di disoccupazione. Tuttavia, permangono significativi divari territoriali, di genere e di cittadinanza. Interventi mirati, come l’incremento della formazione continua e politiche di supporto per le aree svantaggiate, potrebbero aiutare a colmare queste differenze e migliorare i ritorni occupazionali per tutti i cittadini italiani.
Dal report emerge che il livello di istruzione dei genitori ha un forte impatto sui percorsi di studio dei figli. A evidenziare l’importanza del contesto familiare nell’influenzare il successo scolastico, quando i genitori hanno un basso livello di istruzione, quasi un quarto dei giovani (24%) abbandona gli studi precocemente e solo il 10% raggiunge un titolo terziario. Al contrario, se almeno un genitore è laureato, solo il 2% abbandona gli studi mentre circa il 70% ottiene una laurea.
Il tasso di occupazione varia significativamente con il livello di istruzione. Tra i 25-64enni, i laureati hanno un tasso di occupazione dell’84,3%, mentre i diplomati si fermano al 73,3%. Il divario è ancora più marcato tra i giovani: i laureati under 35 che hanno conseguito il titolo da uno a tre anni prima hanno un tasso di occupazione del 75,4%, contro il 59,7% dei diplomati.
Un titolo di studio superiore più elevato offre migliori opportunità lavorative, e infatti anche i tassi di disoccupazione variano in base al livello di istruzione. Per i laureati è del 3,6%, per i diplomati del 6,2%, e per chi possiede solo un titolo secondario inferiore del 10,7%. L’istruzione superiore riduce significativamente il rischio di disoccupazione.
Le donne italiane sono mediamente più istruite degli uomini: il 68% delle donne tra i 25 e i 64 anni ha almeno un diploma, contro il 62,9% degli uomini. Tuttavia, questo vantaggio educativo non si traduce in un vantaggio occupazionale. Il tasso di occupazione femminile è del 59%, nettamente inferiore al 79,3% maschile. Questo divario si riduce con l’aumentare del livello di istruzione, ma rimane comunque significativo.
Esistono poi notevoli differenze territoriali nei livelli di istruzione. Nel Mezzogiorno, solo il 39,6% della popolazione ha un titolo secondario superiore e il 18,1% un titolo terziario, mentre nel Nord e nel Centro queste percentuali sono rispettivamente superiori al 45% e al 22%. Anche i tassi di occupazione sono più bassi nel Mezzogiorno, sottolineando la necessità di interventi mirati per colmare queste lacune.
I cittadini stranieri in Italia hanno livelli di istruzione e tassi di occupazione inferiori rispetto agli italiani. Solo il 53,3% degli stranieri ha un titolo secondario superiore e il 12,4% un titolo terziario, contro rispettivamente il 66,9% e il 22,7% degli italiani. Anche i ritorni occupazionali dell’istruzione sono più bassi per gli stranieri, con un tasso di occupazione per i laureati del 69,6%, ben 15,7 punti percentuali inferiore a quello degli italiani.
Il lavoro part-time involontario e i contratti a termine sono più comuni tra chi ha un basso livello di istruzione. La percentuale di part-time involontario diminuisce all’aumentare del livello di istruzione, evidenziando una maggiore stabilità lavorativa per chi ha titoli di studio più elevati.
Nel 2023, il 16,1% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non lavora né studia – sono i cosiddetti NEET Neither in Employment nor in Education and Training -, in diminuzione rispetto al 2022. Tuttavia, l’Italia continua ad avere una delle percentuali più alte di NEET in Europa, con significative differenze territoriali e di cittadinanza: i NEET sono più numerosi nel Mezzogiorno e tra i cittadini stranieri.
La partecipazione alla formazione continua è essenziale per mantenere e migliorare le competenze lavorative. Nel 2023, l’11,6% degli adulti ha partecipato a corsi di formazione, con un aumento rispetto al 2022. Tuttavia, la partecipazione è fortemente legata al livello di istruzione: solo il 3,2% di chi ha un basso titolo di studio partecipa a corsi di formazione, contro il 25,2% di chi ha un titolo terziario.
La transizione dalla scuola al lavoro continua a rappresentare una sfida in Italia. Il tasso di occupazione dei neo-diplomati è del 59,7%, mentre quello dei neo-laureati è del 75,4%. Nonostante i miglioramenti, l’Italia resta indietro rispetto alla media europea in termini di occupabilità dei giovani.
Riprendere gli studi per ottenere un diploma o una laurea da adulti è un passo coraggioso, anche difficile, ma che può portare a grandi risultati. Non importa quanto tempo sia passato da quando abbiamo lasciato la scuola o l’università: ogni giorno è una nuova opportunità per migliorare noi stessi e costruire un futuro più luminoso. Siamo capaci di farlo, e il momento giusto per iniziare è adesso.