
di Alessandra Schofield
Etichette “sanitarie” sulle bottiglie di vino e alcolici Perché questa proposta? In questi giorni sentiamo spesso parlare di un documento pubblicato dalla Commissione Europea il 4 febbraio 2025 (il Commission Staff Working Document SWD 2025 39 final), che analizza l’impatto delle misure adottate nell’ambito del Europe’s Beating Cancer Plan e propone nuove strategie per rafforzare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del cancro.
Il documento dedica particolare attenzione al consumo di alcol come fattore di rischio oncologico e suggerisce interventi mirati a ridurne l’impatto sulla salute pubblica, tra cui l’introduzione di etichette sanitarie obbligatorie sulle bottiglie di vino e alcolici e l’aumento della tassazione su tali prodotti, che stanno sollevando molte obiezioni da parte dei Paesi protagonisti della produzione vinicola.
Secondo quando evidenziato nel documento, alla base di queste proposte vi è una correlazione diretta tra il consumo – anche moderato – di alcol e un incremento del rischio di sviluppare tumori al fegato, alla bocca, alla gola, all’esofago, al colon-retto e al seno. Le statistiche riportate evidenziano che il 37,2% dei cittadini dell’UE consuma alcol almeno una volta a settimana, mentre l’8,4% degli adulti beve quotidianamente. Paesi come Irlanda, Francia e Germania presentano livelli di consumo pro capite tra i più elevati in Europa. Nel quadro del Europe’s Beating Cancer Plan, la Commissione ha individuato la riduzione del consumo dannoso di alcol come una priorità, sostenendo l’adozione di interventi normativi volti a migliorare la consapevolezza dei cittadini e a scoraggiare comportamenti a rischio.
E dunque, uno degli strumenti proposti è l’introduzione di etichette sanitarie obbligatorie sulle bottiglie di vino e alcolici, simili a quelle utilizzate per i prodotti del tabacco. L’Irlanda ha già implementato questa misura e la Commissione la considera un possibile modello per l’intera Unione Europea. Le etichette dovrebbero includere avvisi testuali che informano i consumatori sui rischi per la salute, in particolare la correlazione tra consumo di alcol e cancro, e potrebbero contenere elementi grafici per rendere il messaggio più efficace. Secondo l’indagine, attualmente solo il 15% degli europei è consapevole del legame tra alcol e cancro al seno e che il 39% conosce l’associazione tra alcol e tumori al colon. L’introduzione di avvertenze sanitarie vorrebbe colmare questa lacuna informativa, consentendo ai consumatori di compiere scelte più consapevoli. Il testo precisa che la proposta non vieta la vendita di alcolici né introduce restrizioni dirette al mercato, ma ha come obiettivo la trasparenza delle informazioni.
Ma parallelamente all’etichettatura, il documento suggerisce una revisione della tassazione sugli alcolici come ulteriore strumento di prevenzione, poiché studi internazionali dimostrano che un aumento delle imposte può ridurre significativamente il consumo di alcol, soprattutto tra i giovani. L’esperienza di paesi come Svezia e Norvegia, dove l’alcol è soggetto a una tassazione elevata, mostra livelli di consumo pro capite inferiori rispetto alla media europea. In Irlanda, dove è già stato adottato un regime fiscale più severo, si osserva una riduzione delle vendite di bevande ad alto contenuto alcolico. Nel Regno Unito, una politica di prezzo minimo per unità alcolica ha contribuito a limitare l’abuso di alcol. Secondo il documento, un aumento della tassazione sugli alcolici potrebbe produrre un duplice effetto positivo: da un lato, una diminuzione del consumo con conseguenti benefici per la salute pubblica; dall’altro, un incremento delle entrate fiscali da reinvestire in programmi di prevenzione e assistenza oncologica.
È chiaro perciò perché l’introduzione di queste misure abbia generato un acceso dibattito tra gli Stati membri e gli operatori del settore vitivinicolo. Italia, Francia e Spagna, tra i principali produttori ed esportatori di vino dell’Unione, peraltro già messi a dura prova dagli eventi climatici estremi degli ultimi anni, hanno espresso forti riserve sulle proposte, segnalando il rischio di ripercussioni negative sul commercio internazionale, in particolare nei rapporti con mercati extra UE, che potrebbero percepire le nuove etichette come un segnale negativo sulla qualità del vino europeo. Alcuni governi hanno inoltre evidenziato il potenziale impatto economico sulle esportazioni e sottolineato la necessità di distinguere tra consumo moderato e abuso di alcol, ricordando che il vino è parte integrante della dieta mediterranea e di tradizioni culturali consolidate. Al contrario, Stati come Irlanda e Paesi Bassi sostengono con forza l’adozione delle misure, affermando che la tutela della salute pubblica debba prevalere su considerazioni economiche di settore.
In realtà, il documento non prende una posizione definitiva sulla questione ma ribadisce che le misure proposte si basano su evidenze scientifiche e su modelli già adottati in altri ambiti, che la regolamentazione del settore degli alcolici rappresenta una leva strategica per la prevenzione del cancro e che le discussioni su etichettatura e tassazione proseguiranno nei prossimi anni. Tra le prospettive future, il testo menziona la possibile armonizzazione delle etichette sanitarie a livello UE per garantire un’informazione chiara e uniforme nei diversi Stati membri, il monitoraggio degli effetti della legge irlandese per valutare il suo impatto sul comportamento dei consumatori e sull’industria e l’analisi delle opzioni fiscali per l’introduzione di meccanismi di tassazione progressiva, differenziati in base al contenuto alcolico. La Commissione conferma dunque il proprio impegno a rafforzare le politiche di prevenzione, valutando al tempo stesso l’equilibrio tra le esigenze di salute pubblica e la tutela degli interessi economici del settore vitivinicolo.