• Marzo 24, 2025
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di Alessandra Schofield

Bambini Se la maestra chiede di fare un test per ADHD Niente panico. Potrebbe capitarci, durante un colloquio con le maestre di nostro figlio o nostra figlia, di ricevere un suggerimento spiazzante: “Forse sarebbe utile far valutare suo figlio per un possibile ADHD.”

Probabilmente (e comprensibilmente) la nostra prima reazione sarà di preoccupazione. Cominciamo a immaginare difficoltà, etichette, diagnosi che non immaginavamo nemmeno potessero essere in gioco.
Ok, calma e sangue freddo. Cerchiamo di vederci chiaro.
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è uno dei disturbi più conosciuti, discussi (e diagnosticati, di fatto) negli ultimi anni. Per dire, in Italia, si stima che interessi circa il 3-4% dei bambini, con numeri simili in Europa e tassi più alti negli Stati Uniti. 

Il che è positivo, dal momento che questo crescente riconoscimento – così come per altri e diversi disturbi dell’apprendimento – ha senza dubbio permesso a tanti bambini di ricevere il supporto di cui hanno bisogno. 

Ma, accanto a questa consapevolezza, si è aperto anche un importante e utile dibattito sul rischio di sovradiagnosi.
Perché si fa presto a dire ADHD. In realtà, l’ADHD “autentico” si riconosce per alcuni segnali ben chiari e, soprattutto, costanti nel tempo. Un bambino con ADHD manifesta difficoltà marcate nel mantenere l’attenzione, si distrae facilmente anche con stimoli minimi, tende a non ascoltare, è molto irrequieto e impulsivo. Però, per poter parlare di ADHD, questi comportamenti devono essere presenti da almeno sei mesi, in più ambienti (quindi, non solo a scuola) e interferire significativamente con la vita quotidiana.
Ma accade che comportamenti simili possano avere cause molto diverse dal disturbo di cui stiamo parlando.
Al di là dei modelli, degli schemi, dei parametri e dei grafici di riferimento, è normale che un bambino della scuola primaria abbia momenti di disattenzione o impulsività, o che faccia fatica a stare fermo. Non solo: molti segnali che possono far pensare all’ADHD possono dipendere da situazioni di stress, cambiamenti familiari, un ambiente scolastico che non riesce a rispondere alle esigenze dei nostri figli, difficoltà emotive momentanee. Perfino noia (questa sconosciuta) o stanchezza.
E diagnosticare superficialmente e/o troppo velocemente un disturbo ADHD, non è senza conseguenze: si rischia di etichettare bambini che stanno semplicemente attraversando una fase, o che avrebbero bisogno solo di un ambiente più adatto al loro temperamento.
Perciò, se la scuola suggerisce una valutazione di questo tipo la prima cosa da fare è mantenere la calma. Il fatto che qualcuno abbia notato (o pensato di notare) comportamenti che meritano attenzione, può rappresentare per noi un’opportunità per guardare da vicino alcuni aspetti dell’esperienza dei nostri bambini. Niente fretta, quindi, né allarmismi.
Proviamo a osservare nostro figlio o nostra figlia fuori dalla scuola. Quando gioca, riesce a concentrarsi su giochi che gli/le piacciono? Cambia continuamente attività senza finirle?
Si diverte serenamente o mostra frustrazione, agitazione, noia? Giocando con gli amici o fratelli e sorelle, ha difficoltà a rispettare turni e regole? Tende a litigare spesso, interrompere o imporsi, oppure interagisce serenamente? A casa, è in grado di portare a termine piccole attività semplici come vestirsi o mettere a posto i giochi senza continue distrazioni? Quando è a tavola, guarda un film o legge, mostra una forte agitazione fisica? È in grado di organizzarsi o è molto disordinato e fatica a seguire piccole regole come mettere lo zaino a posto o prepararsi per uscire e ha bisogno di costanti sollecitazioni per ricordare semplici compiti?
Cerchiamo poi di capire il suo vissuto scolastico, dato che non sempre i bambini raccontano spontaneamente se qualcosa li mette a disagio, né sempre sono in grado di identificare ciò che li disturba. Senza fargli percepire la nostra ansia, approfittando di un momento tranquillo della giornata, potremmo chiedergli (magari non tutto in una sola volta!) cosa gli/le piace di più della scuola e cosa un po’ meno, se c’è qualcosa che lo/la rende nervoso/a o agitata quando è in classe, se preferisci lavorare da solo/a o fare cose tutti insieme, se gli/le capita di sentirsi annoiato/a o stanco/a mentre la maestra spiega, se gli/le sembra difficile aspettare il proprio turno nei giochi o durante le lezioni, se ci sono momenti in cui vorrebbe potersi muovere di più.

Parliamo con le maestre, chiedendo esempi concreti, momenti specifici in cui notano il comportamento, e confrontiamoli con ciò che stiamo osservando a casa.
Consultiamo un professionista esperto, perché uno psicologo dell’età evolutiva o un neuropsichiatra infantile possono aiutarci a valutare il quadro nella sua completezza. Una diagnosi seria non si basa su un solo test, ma considera l’intera storia e personalità del bambino.
Prendiamoci il tempo di aspettare e osservare. A volte bastano piccoli aggiustamenti nell’ambiente scolastico o familiare per vedere grandi cambiamenti, senza bisogno di alcuna etichetta.
E se alla fine la diagnosi fosse davvero ADHD?
Amen. Fortunatamente oggi possiamo contare su strumenti efficaci per aiutare i nostri bambini. Una valutazione di ADHD non è una sentenza, non è sinonimo di scarse capacità né di problemi insormontabili. È né più né meno una condizione che riguarda il modo in cui si gestiscono l’attenzione, l’impulsività e l’energia.
La diagnosi, perciò, rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. È importante per comprendere che certe difficoltà di nostro figlio o nostra figlia non dipendono dalla sua volontà, né da nostri errori educativi, ma da caratteristiche neurologiche specifiche. Da qui in poi, si costruisce un percorso omnicomprensivo, nel quale ciascuno svolge un ruolo di supporto.
La scuola può attivare un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che preveda, per esempio, tempi più flessibili, attività più coinvolgenti, pause mirate per scaricare l’energia in eccesso.
Un percorso psicologico, ad esempio di tipo cognitivo-comportamentale, può aiutare il nostro bambino o la nostra bambina a gestire meglio l’attenzione, l’organizzazione, le emozioni (e noi stessi ad affrontare la cosa nella maniera migliore). Lo specialista valuterà – qualora i sintimi risultino davvero molto limitanti – un eventuale trattamento farmacologico, personalizzato e attentamente monitorato.
Molti bambini con ADHD trovano grande beneficio in sport strutturati, giochi di squadra, musica, arte, nei quali possono positivamente incanalare le loro meravigliose ed esuberanti energia e creatività.
Insomma, davvero. Stiamo sereni.

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