• Febbraio 28, 2025
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di Alessandra Schofield




Censis-Eudaimon Welfare aziendale importantissimo per il benessere dei lavoratori. Eudaimon e la Fondazione Censis hanno presentato, il 21 febbraio 2025, l’ottava edizione del Rapporto sul rapporto tra lavoro, aziende e benessere dei lavoratori. L’indagine si concentra sulle nuove esigenze dei lavoratori e sulle strategie aziendali per rispondere a questi cambiamenti, con particolare attenzione al ruolo del welfare aziendale. L’obiettivo principale è comprendere come il benessere soggettivo sia diventato un elemento centrale nelle scelte professionali e nelle dinamiche aziendali, analizzando le aspettative dei lavoratori e le possibili soluzioni per migliorare la qualità della vita nei contesti professionali.
Il concetto di benessere è oggi associato a una dimensione olistica che comprende equilibrio tra salute fisica, mentale ed emotiva. Il 63,2% dei lavoratori identifica la salute come la componente principale del benessere, seguita dalla tranquillità (42,4%) e dall’equilibrio (34,4%). Il 29,9% ritiene fondamentale avere tempo per prendersi cura di sé e il 26,5% collega il benessere alla famiglia. L’11,3% cita la consapevolezza di sé, richiamando pratiche come la meditazione e la mindfulness. Il lavoro non è più percepito come un’entità separata dalla sfera personale, ma come un elemento che deve necessariamente contribuire al benessere complessivo. L’83,4% dei lavoratori considera prioritario che il proprio lavoro favorisca il benessere mentale e psicologico. Laddove questo non avviene, il rischio è che si attivino strategie di disimpegno, con un impatto negativo sulla motivazione e sulla produttività.
Il welfare aziendale emerge quindi come un fattore determinante nel migliorare il benessere lavorativo. Il 63,5% dei lavoratori ritiene che la propria azienda potrebbe fare molto di più per migliorare la qualità della vita professionale. Il 77,2% dei dirigenti, il 62,3% degli impiegati e il 62,3% degli operai condividono questa opinione. Le richieste principali riguardano l’introduzione o l’ampliamento dei benefit aziendali (85,8%), l’accesso a iniziative per la salute fisica come palestre e corsi di fitness (80,3%), la possibilità di usufruire di servizi per la salute mentale (68,5%) e l’accesso a opportunità culturali, come cinema, teatro e acquisto di libri (74,8%). Il welfare aziendale non viene più perciò considerato solo come uno strumento per integrare il reddito o fornire benefit economici, ma come un modello di supporto che può trasformare l’azienda in un hub del benessere, capace di rispondere in modo personalizzato alle necessità dei lavoratori.
L’analisi dei dati mette in evidenza numerose criticità legate al malessere lavorativo. Il 25% dei lavoratori dichiara di sperimentare frequentemente stress e ansia legati al lavoro, mentre il 48% riferisce di trovarsi in questa condizione occasionalmente. Il 24,3% spesso non riesce a bilanciare vita lavorativa e privata, con un ulteriore 52,5% che lo vive almeno di tanto in tanto. Il 22,3% riporta un impatto negativo del lavoro sulla propria vita personale, mentre il 24% afferma di sentirsi spesso sotto pressione. Il 31,8% dei lavoratori ha dichiarato di aver sperimentato sensazioni di esaurimento, alienazione o sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro, una condizione che richiama il fenomeno del burnout. Il 21,3% lamenta una frequente mancanza di supporto da parte del datore di lavoro e il 20,5% avverte un ambiente di lavoro privo di coesione sociale. La cosiddetta “sindrome da corridoio”, che descrive la contaminazione tra stress lavorativo e vita privata, colpisce il 25,7% dei lavoratori, che porta i problemi di casa sul lavoro, e il 36,1%, che porta le difficoltà lavorative nella sfera personale.
Le aspettative nei confronti del lavoro sono cambiate in modo significativo. Non viene più percepito come il fulcro dell’identità individuale, ma come una componente della vita che deve garantire un contributo concreto al benessere personale. Il 94,6% dei lavoratori attribuisce grande importanza al rapporto con colleghi e superiori, mentre il 93,1% considera fondamentale avere un certo grado di autonomia nello svolgimento delle proprie attività. Il 92,2% ritiene essenziale un buon equilibrio tra vita privata e lavoro, con il 91,6% che sottolinea il valore della flessibilità negli orari. Il 64,1% apprezza la possibilità di lavorare in modalità smart working, non come sostituzione del lavoro in presenza, ma come un’opzione utile per migliorare la qualità della vita. Il riconoscimento professionale è un altro elemento chiave: l’88,8% dei lavoratori considera leader chi valorizza le persone, mentre l’87,6% ritiene che sentirsi apprezzati nel proprio ruolo sia fondamentale per il benessere mentale.
Secondo la ricerca, le aziende devono adottare un approccio più personalizzato per rispondere alle esigenze dei lavoratori, offrendo servizi su misura che vadano oltre i classici benefit. Il 63,5% desidererebbe un supporto specifico per investire nel proprio benessere mentale, inclusa la possibilità di ricorrere a uno psicologo o di partecipare ad attività di meditazione e yoga. Il 38,2% è convinto che pratiche di mindfulness potrebbero aiutarlo a gestire meglio lo stress e migliorare la produttività. L’89,4% ritiene che per affrontare le difficoltà sia necessario dedicare più tempo a sé stessi e alle attività che generano piacere, con il 79% che considera il riposo una componente essenziale per il benessere. La crisi del welfare pubblico contribuisce a incrementare il senso di insicurezza: il 32,9% dei lavoratori percepisce un peggioramento della rete di protezione sociale, mentre il 55,5% teme che in futuro le garanzie saranno limitate solo a un pacchetto ristretto di bisogni essenziali. Il 40,2% ritiene che il sistema non garantirà alcuna copertura e che tutto sarà a carico dei cittadini. Solo il 22,5% si sente al sicuro grazie a una rete di protezione adeguata, mentre il 38,3% dichiara di vivere in uno stato di ansia per la fragilità delle tutele sociali.
Il concetto di azienda come hub del benessere si configura come una prospettiva strategica per attrarre e trattenere talenti, migliorando la qualità della vita dei lavoratori e favorendo un maggiore coinvolgimento nelle attività professionali. Tuttavia, la ricerca mostra che molti servizi di supporto psicologico e di orientamento sono ancora poco conosciuti. Solo l’8,4% dei lavoratori ha utilizzato frequentemente servizi di counseling o supporto psicologico, mentre il 28,3% vi ha fatto ricorso occasionalmente. Il 41,8% ha dichiarato di non sapere a chi rivolgersi in caso di necessità legate alla salute o al benessere. Il 41,8% dei dipendenti vorrebbe avere accesso a un consulente specializzato in welfare aziendale per ottenere indicazioni su sanità, assistenza e previdenza. La conoscenza generale del welfare aziendale è però in crescita, con l’88,9% dei lavoratori che sa di cosa si tratta, anche se il 30,8% lo conosce in modo approfondito e il 58,1% solo per grandi linee.
La ricerca mostra chiaramente che il benessere dei lavoratori è oggi una priorità che le aziende non possono più ignorare. Il nuovo paradigma lavorativo richiede un cambiamento nelle strategie aziendali, orientato alla creazione di ambienti più sostenibili, flessibili e attenti alla salute psicofisica delle persone.

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